Sunday, April 11
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SOTTOBOSCO – La Juve cala il poker, ma Pirlo dovrà ancora lavorare molto. Cè unerrata… – Tutto Juve

Ci ha messo 126 secondi per andare in gol e ribadire che senza di lui la Juventus è destinata a penare. Cristiano Ronaldo, tornato alla sua maniera, con due gol, dopo l’assenza causa covid, partendo dalla panchina: panca sulla quale si è (con qualche malumore) mestamente seduto Dybala, apparso ancora indietro di condizione.

Un giorno prima era mancato Sean Connery:  autentico ed unico, James Bond della saga di Fleming. E quindi eccolo, l’uomo dei record, dire a suon di reti, agente (poco) segreto (con licenza di segnare) di sua Maestà Sabauda: “Il mio nome è Ronaldo: Cristiano Ronaldo“

 Spezia – Juventus sulla carta era una sfida dall’esito scontato. Ma nonostante il risultato abbia certificato un poker da parte di Madama, la sua permanenza al tavolo verde non è stata priva di colpi di scena.  Pirlo dovrà lavorare  per far trovare equilibrio ad una squadra che sembra votata all’estemporaneità. La Juventus, sta confondendo, a mio parere, l’idea base del suo allenatore (possesso palla, recupero veloce, giocare la sfera sempre) con una spensieratezza che sconfina nella sbadataggine. Basta un avversario che corra e che pressi per metterla in difficoltà. Va bene cercare un gol in più. Ma non va bene giocare in difesa al limite dell’incoscienza. Non va bene cercare a centrocampo impossibili triangoli, specie se ti acconci ad un tran tran da modalità autostrada in corsia di destra. La Juventus ha un problema a centrocampo. Dove la propensione alla regia sta tutta nei piedi di un calciatore (Arthur) che verticalizza solo rasoterra. Tutti gli altri sono onesti operai specializzati. Manca  un architetto che sappia illuminare il gioco. In crescita Rabiot, al pari di Mckennie, accantonato per lunga pezza Ramsey, senza squilli Bentancur. Pur con un centrocampo a tre la Juventus è andata più di una volta in sofferenza.  

Detto che la Juventus tornata alla vittoria, si è fatta un bel regalo nel giorno del suo 123esimo compleanno (magari poteva evitare di festeggiarlo con la divisa arancione) spendo qualche parola su arbitraggi e Var. 

Dopo lo psicodramma dei rigori di mano della scorsa stagione, oggi a tenere banco è il fuorigioco. Oggi quasi annullavano a Morata l’ennesimo gol. La petulanza del Var sul fuorigioco si somma alla discrezionalità degli arbitri per fasi di gioco che sovente sono identiche, ma che vengono giudicate in modo diverso da arbitro ad arbitro. Alla  faccia “delle ritrovata serenità“ ( della quale aveva scritto l’ex fischietto Casarin), dal Meazza ha tuonato Marotta lamentando un rigore non assegnato in Inter-Parma . Facendone una questione generale e segnalando anche le assurdità viste in Milan – Roma. Nessuno praticamente ne ha parlato, ma la “solare spinta“ subita dal giocatore dell’Inter nell’area del Parma, è identica a quella subita da Bernardeschi nell’area del Verona. Il fallo che è costato il  “rosso“ a Chiesa a Crotone è identico a quello che a Genova è costato solo il “giallo“ a Lautaro Martinez. Il gol convalidato a Perisic per un questione millimetrica è simile a quello annullato (per pari millimetricità) a Morata in Juve – Verona . Chi segue questa rubrica sa che avevo predetto quanto sta accadendo. E avevo suggerito un rimedio: due “chiamate” per tempo da parte degli allenatori, o in alternativa, dei capitani .

Non accadrà. Così come non accadrà che gli arbitri vadano in conferenza stampa a spiegare le proprie decisioni a fine gara. Ma dovrebbero. Si chiamano arbitri e non sono “unti del signore“. Soprattutto non sono infallibili. Non c’è in loro malafede. Solo che alcuni sono scarsi. Di solito quelli scarsi sono anche i più presuntuosi. 

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