Thursday, May 6
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Juve-Barcellona 0-2, le pagelle: Messi e Pedri incantano, Dybala e Kulusevski no – TUTTO mercato WEB

Juventus-Barcellona 0-2
(14’ Dembélé, 90’+1 Messi)

Szczesny 7 – Beffato dal fuoco amico, tra deviazioni e rigori improvvidi, in entrambi i due gol subiti. Evita un passivo ben più pesante: l’ultimo dei colpevoli.

Cuadrado 5,5 – Brutta bestia, quel ragazzino. Pedri lo fa ballare, ha il merito di essere uno dei pochi a proporsi, costruire, cercare di fare qualcosa.

Demiral 4 – Pronti via, un cioccolatino ma per Messi: graziato. Il 10 e Griezmann gli danzano attorno e lui non li prende mai. Rimedia due cartellini gialli in 15 minuti nel finale di partita. Rovina la gara di stasera, ma soprattutto la prossima: con il resto dei centrali acciaccati, non una grandissima idea.

Bonucci 5,5 – Stringe i denti e si vede. Tante difficoltà sulla Pulce e sul Piccolo Diavolo, nega ai compagni il suo apporto in fase di costruzione.

Danilo 6 – Chi l’avrebbe mai detto? Il migliore della retroguardia bianconera a livello puramente difensivo. Il primo gol arriva dalla sua parte, ma non ha grandissime colpe.

Kulusevski 4,5 – Primo tempo a sfregare la lampada, tra i pochi a cercare di portare luce nel poco o nulla della Juve, senza riuscirci. Nella ripresa un mezzo lampo e qualche stop sbagliato: Pirlo lo vede stanco e lo toglie. (Dal 75’ McKennie 6 – Non è il cambio giusto, non diamogli colpe che non ha).

Bentancur 4,5 – Pirlo aveva parlato di superiorità fisica dei suoi a centrocampo. Non s’è vista, da lui non arrivano invenzioni. Eppure era il vice Pjanic con Sarri: l’allievo non ha superato il maestro. (Dall’83’ Arthur s.v.)

Rabiot 5 – Un po’ meglio dell’uruguaiano, sempre senza convincere. Stretto nella morsa del gioco degli avversari, soffre parecchio come tutta la mediana bianconera. (Dall’83’ Bernardeschi 4 – Il senza voto era già programmato. Poi stende Ansu Fati, fuori o dentro l’area poco importa, ed entra anche lui nella storia di una partita già finita da tempo. Non si aiuta).

Chiesa 4,5 – Sfortunato in occasione dello 0-1. Capello gli pronostica vita facile, ma non ci azzecca. Cercato troppo poco dai compagni, a conti fatti non riesce a incidere quasi mai.

Dybala 4 – Pirlo gli aveva chiesto di fare il Messi, lui risponde con la versione spenta che della Pulce si vede di solito in Argentina. Vaga un po’ dovunque e cerca di catalizzare il gioco dei suoi. Non sprizza luce, mai.

Morata 6,5 – Tre indizi fanno una prova, si dice. Tre gol annullati per fuorigioco: c’è di mezzo la sfortuna, ma partire sul filo del rasoio è un rischio che a volte paga e a volte no. Uno dei pochi promossi, comunque.

Pirlo 5 – Le assenze sono un alibi non da poco: se ti manca il miglior giocatore e mezza difesa, devi fare le nozze coi fichi secchi. Manda in campo una formazione iper-offensiva e così non ha cambi per modificare l’andamento della gara. Mancano alcuni dei principi che ci ha fatto immaginare: su tutti, un pressing che sia davvero tale e che invece la Juve non ha mai fatto. Pirlolandia va bene, ma l’identità è una cosa importante.

Neto 6 – Risponde presente nelle poche circostanze in cui viene chiamato in causa. Quando la palla entra, viene salvato dal VAR.

Sergi Roberto 6,5 – Resta concentrato e chiude sempre bene la diagonale, un’operazione alla quale è spesso costretto perché la Juve sfonda soprattutto dall’altro lato.

Araujo 6,5 – Chiamato a sostituire lo squalificato Piqué, pedina Morata un’intera frazione come fosse l’unica mansione assegnatagli. Ed è bravo a non concedergli metri. Dal 46′ Sergio Busquets 6 – Si mette in cabina di regia, detta i tempi. A lui è affidato il possesso nella ripresa.

Lenglet 6 – Fa del posizionamento la sua forza. Ordinato e preciso al centro della difesa, non disdegna anche la zingarata offensiva.

Jordi Alba 6,5 – Niente turno di riposo per lui, che ha una serata abbastanza tranquilla da quel lato e sfiora il gol con una bella incursione in area.

Pjanic 6 – Un po’ in affanno, con qualche errore di troppo nei primi minuti, forse complice l’emozione per il ritorno in quella che è stata casa sua per quattro anni. Pian piano poi entra in partita e si destreggia bene in ambo le fasi.

De Jong 6,5 – Con l’eleganza che lo contaddistingue l’ex Ajax detta legge a centrocampo, gestendo a suo piacimento i ritmi del primo tempo. Ripresa sacrificata, da centrale di difesa, dopo l’infortunio di Araujo.

Griezmann 7 – Per uno dato troppo spesso fuori dagli schemi di Koeman è come una rivincita. Decisivo sulla trequarti, nelle combinazioni coi compagni e nella trasmissione del pallone dal centrocampo all’attacco. Dall’89’ Junior Firpo s.v.

Pedri 7 – Due o tre giocate sono da stropicciarsi gli occhi, di una classe assoluta. Poi, al di là dell’edonismo calcistico, mostra una grande maturità tattica, dando un contributo importante anche a supporto di Jordi Alba. E ha solo 17 anni. Che talento Dal 92′ Braithwaite s.v.

Dembelé 6 – Riceve spesso largo e va a puntare l’avversario, ma Danilo è un osso duro e non gli rende la vita facile. Ha il gran merito e la gran fortuna di trovare la rete dell’1-0 con un tiro deviato da Chiesa che termina all’angolino. Poi decide di non calciare mai più, anche quando si trova a due passi dalla porta. Dal 66′ Ansu Fati 5 – La cosa più brutta della partita la fa lui nel finale: sul 2-0 è tutto solo davanti al portiere e potrebbe calare il tris, invece decide di servire Braithwaite inspiegabilmente.

Messi 7 – Un gol, un assist, diverse giocate di prestigio. E ancora 5 passaggi-chiave, due occasioni create, il 95% di passaggi terminati e tanti chilometri percorsi (stranamente). Dove c’è poesia, è bene che arrivino anche i numeri a parafrasarla: partidazo del numero 10.

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