Thursday, April 15
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Due traverse e un Lautaro sprecone: Inter, niente gol e due punti buttati – La Gazzetta dello Sport

Finisce in parità a Kiev: Barella e Lukaku fermati dai legni, l’argentino sbaglia un gol incredibile. Il girone resta in salita

L’Inter ha un problema, pure grosso: gioca bene, aggredisce, produce, ma raccoglie meno di quanto merita. Praticamente, un delitto. Stavolta non avrebbe potuto farne cinque allo Shakhtar, come nell’agosto ruggente, ma quello “0” nella casella dei gol segnati è una beffa inattesa, ingiusta per quanto visto in questo secondo incrocio di Champions. Anche perché lo Shakhtar è lontano parente di quello che ha affettato il Real solo la scorsa settimana: si accontenta di difendersi, non crea mai sussulti davanti. Adesso, dopo questo pari scivoloso, per Conte la strada europea si stringe parecchio: sarà la doppia sfida con gli spagnoli a decidere i destini nerazzurri. Questo non sarà certo il miglior Madrid della storia, ma per crederci bisogna comunque aggiustare la mira sotto porta.

ALL’ARREMBAGGIO

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Sono passati 71 giorni dal massacro in Europa League e tanto è cambiato: in generale, c’è più equilibrio, ma le squadre conservano le loro anime diverse. Bellini e molli gli ucraini, cattivi e determinati (ma sciuponi) i nerazzurri. Il palleggio dello Shakhtar spesso è stucchevole, nonostante qualche interessante individualità come Dodô e Tetê. All’Inter basta andare a pressare in alto per far danni. Così, già all’inizio del primo tempo, i nerazzurri guadagnano campo e piovono occasioni: sbaglia Lukaku, che butta giù il difensore di turno; è sfortunato Barella, che sullo sviluppo della stessa azione timbra una spettacolare traversa. E poi ancora tocca all’ex Cagliari intrufolarsi in area, esattamente come poi D’Ambrosio, anche lui particolarmente esuberante. Nel complesso, quella dei primi 45’ è un’Inter dichiaratamente “contiana”, coraggiosa e aggressiva, come il tecnico pretende di vedere in ogni teatro. Le azioni, ad esempio, sgorgano sulle fasce, con il ritorno decisivo di Hakimi, la freccia che è mancata col Borussia, e il rientro del jolly Young, finalmente guarito dal Covid. Il grimaldello, però, è sempre lui, il gigante belga in condizione strepitosa. A Kiev aggiorna il campionario delle sue eccellenze con un calcio di punizione che timbra la seconda traversa di giornata. Big Romelu fa già di tutto e di più e, se si mette pure a tirare da fermo, per i compagni restano solo le briciole.

NIENTE MIRACOLI

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Nel secondo tempo lo spartito rimane in parte lo stesso: quando l’Inter è aggressiva, avrebbe tempo e spazio per colpire. Ma il guaio è quello di sempre: per il numero di palle-gol prodotte questa squadra concretizza troppo poco. Nel festival dell’errore, stavolta, compare Lautaro che, dopo una respinta corta del portiere su tiro di Brozovic, si divora una rete già fatta: incredibilmente, non mette dentro a porta vuota. E poi Hakimi che sfonda spesso a destra e sbaglia l’ultimo assist. In fondo, capita spesso in questa stagione: dettagli mancanti e piccoli errori finiscono per pregiudicare la gioia finale. Alla lunga, poi, i nerazzurri abbassano il ritmo, disperdono energie e difettano in qualità: un passo indietro rispetto a ciò che si era visto. Così, pur di provarci alla disperata, Conte deve rilanciare Eriksen e rinunciare a Lautaro, adattando Perisic come seconda punta. Solo quando Pinamonti prende il posto di Young, calato tantissimo alla distanza, l’esterno croato può improvvisare qualche cross da sinistra. Niente, stavolta niente miracolo: Kiev non regala sorprese come undici anni fa. Conte ha ancora un po’ di tempo, non troppo, per trovare la scintilla Champions che cambiò la storia di Mourinho.

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